Roma en plein air. I locali più glamour tra giardini, dehor e terrazze

Roma en plein air. I locali più glamour tra giardini, dehor e terrazze

Marco Martini Restaurant Cocktail bar

Fascino liberty ai piedi dell’Aventino e a pochi passi dal Colosseo. E’ questa la cornice del locale che porta il nome dello chef stellato Marco Martini, che vanta una terrazza e un verde dehors adiacenti alla sala ristorante. La proposta gastronomica gourmet, col nuovo menu estivo dello chef, e una mixology di livello, firmata dal bar manager Matteo Nicolì, mettono d’accordo gli amanti dell’aperitivo così come gli affezionati alla cena. Tra i nuovi piatti in carta figurano la “Fettuccina zucchine alla scapece e alici” e il “Calamaro come Scaloppina al vino”, mentre quattro percorsi degustativi (I romanissimi, Percezione, Empatia e Veg-etariana) sono stati pensati per scoprire appieno la cucina dello chef. Il bar manager Nicolì ha dato vita a una drink list, “Boir Librément”, per celebrare la voglia di leggerezza e di estate. Si tratta di nove cocktail d’autore, ispirati ai grandi classici della miscelazione ed arricchiti di gusto e personalità. Ad accompagnare e completare la proposta drink, c’è un bar food menu ideato dallo chef. Al Martini Restaurant Cocktail bar si può vivere un’atmosfera raffinata e al tempo stesso informale, dal pranzo fino a tarda notte.

The Court a Palazzo Manfredi

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Torna il “The Court“, esclusivo (ma non escludente) cocktail bar di Palazzo Manfredi. A quasi un anno dalla sua inaugurazione, il Bar Manager è sempre Matteo Zed, bartender di fama internazionale che propone signature cocktails con vista Colosseo. Oltre alle classiche sedute che assicurano privacy e intimità, c’è la proposta al bancone da cui si può ordinare in sicurezza dietro una protezione in plexiglass. Tra i signature si può assaggiare l’Expression Martini, un espresso Martini totalmente trasparente guarnito in modo minimale attraverso una foglia d’argento ed un chicco di caffè; il Methamorphosis Negroni, un ri-distillato che mentre viene sorseggiato torna magicamente alla sua forma originale grazie allo scioglimento delle materie residue alla distillazione, racchiuse in uno skull di ghiaccio posto al suo interno; l’Amaretto Colada, il famoso Amaretto di Saschiria, che viene accompagnato da un Cordial all’ananas, rum invecchiato e una soda all’acqua di cocco. Il The Court si conferma luogo privilegiato per gli amanti dell’alta miscelazione, per l’aperitivo ma anche nell’after-dinner da assaporare immersi in un’atmosfera unica fumando magari un sigaro dell’humidor del bar abbinato a un distillato. Altra novità è “In Suite Liquid Experience”, un’esperienza che offre la possibilità di degustare cocktails (e non solo) in un’altra location esclusiva, la terrazza della Grand View Gallery Suite di Palazzo Manfredi, con servizio dedicato a due persone per 90 minuti di open bar.

Acquaroof Terrazza Molinari al The First Roma Arte

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Acquaroof Terrazza Molinari, il rooftop del The First Roma Arte, ha riaperto i battenti con una proposta che consente di poter trascorrere, dalle 18 in poi, una piacevole serata all’aperto con vista sui tetti di Roma. Gli ingredienti sono cocktail d’avanguardia e piatti firmati Daniele Lippi, Executive Chef di Acquolina, il ristorante stellato del piano terra dell’Hotel (Qui il Report sulla sua cucina). Il bar è curato da Alessandro Simeone che propone drink legati da un filo conduttore, la Rosa dei Venti, le cui sfumature gustative hanno l’obiettivo di integrarsi con la cucina di Lippi. Il Mediterraneo è il punto di partenza con la sua incredibile varietà di erbe aromatiche e di prodotti, per dar vita a nuove proposte e a originali interpretazioni di grandi classici. Meritano una menzione il Levante, un Milano-Torino preparato con bitter, vermouth, Molinari extra, Ratafia e Rabarbaro, macerato per due mesi in una botte di rovere, e il Maestrale e il Ponente, mediterranei e territoriali grazie alla loro gamma aromatica. All’esperienza nel rooftop si affianca “Suite & Star”, nuovo format gastronomico che dà la possibilità di scoprire la cucina stellata di Lippi in una delle suite del The First Roma Arte, ma senza rinunciare allo spazio all’aperto dato che ogni camera è dotata di terrazza. La cena è per due o più persone (fino ad un massimo di sei) con menu degustazione ideato dallo Chef.

Adelaide al Vilòn Luxury Hotel

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E’ “Pura Vida” da Adelaide al Vilòn, dal nome della nuova serata mixology firmata dalla barlady Magdalena Rodriguez che va in scena il giovedì. Dalle 18:00, con tavoli e sedute su prenotazione, ogni volta il protagonista è un miscelato diverso. La serata del Vilòn ha preso il via con i Margarita, omaggio al Messico, e prosegue coi cocktails dedicati a Cuba, tra Mojito, Daikiri e Old Cuban. Ad accompagnare i drink, dalla cucina arrivano finger ogni volta diversi ideati dello Chef Gabriele Muro. Si prenota e ci si assicura tutto lo spazio che si desidera all’interno o nel patio in assoluta sicurezza. Ma la grande novità di questa ripartenza al Vilòn, per tutta l’estate, è l’accoglienza su misura con open air speciali. Per un pranzo o una serata intima si possono infatti prenotare in esclusiva tre terrazzi privati, ognuno con una vista diversa. La privacy e l’ambiente raccolto si possono godere in coppia o al massimo in quattro (se della stessa famiglia) col menu degustazione.

Chill Sunset Bar a Casina Valadier

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Il nuovo appuntamento estivo di Casina Valadier si chiama Chill Sunset Bar. E’ il nuovo cocktail bar del Pincio, con drink list curata dal team del Black Market, immerso nel verde di Villa Borghese, con musica lounge and deep in sottofondo e uno dei panorami tra i più belli della Capitale. Casina Valadier è una cornice affascinante e tra le più rinomate dove sorseggiare un cocktail al tramonto (dalle 18), accompagnato dalle proposte gastronomiche dello chef Massimo D’Innocenti, o dove incontrarsi nel dopocena (fino alle 02). La serata di punta è il mercoledì, si chiama “Aria” e racchiude tante sorprese e happening di moda, arte e cinema. Gli abituè della cena possono optare per il Ristorante Vista che in estate accoglie gli ospiti sulla terrazza esterna. Lo chef propone una cucina italiana, immediata e di facile comprensione, con due/tre ingredienti di base che si equilibrano tra loro.

Zuma a Palazzo Fendi

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Nell’era pre-Covid bastava dare il nome all’accoglienza e, dopo una più o meno breve attesa, una seduta in terrazza ce l’avevi. Ora, pur con la prenotazione obbligatoria, il posto esterno “non è garantito” (secondo il call center) nè all’aperitivo nè per la cena. Nonostante entrambi siano a tempo: 1 ora per l’aperitivo (dalle 17 alle 19) e 2 ore per la cena (dalle 19 alle 23). “Per il dopocena (dalle 23) non accettiamo prenotazioni, si può venire diretti seguendo il dresscode”, informa la risposta automatica di Facebook. Solo non viene comunicato quale sia il “dresscode” ritenuto più consono al locale, il che lascia presagire la discrezionalità. Non è un club privato Zuma ma il tono che si dà è quello. Rainer Becker, ideatore e socio di minoranza della catena, ha avuto l’intuizione di reintepretare la cucina nipponica rendendola più “gradevole” al palato occidentale. Il risultato è che Zuma piace a tutti, anche ai più prevenuti verso l’Oriente. E andarci fa molto cool, tra “model”, “influencer” e VIP di varia natura – veri o presunti, in grandissima parte di sesso femmimile – che scorrono sul profilo Instagram. Il locale si sviluppa agli ultimi due piani di Palazzo Fendi: al quarto c’è il ristorante – con le salette dedicate al “private dining” – e al quinto trovano posto il lounge bar interno e la terrazza con vista. Il prossimo obiettivo, secondo quanto Gugsto.it è stato in grado di apprendere, è ottenere il permesso per aprire il roof top con vista a 360° sul tetto del bar. Intanto, il tallone d’Achille di Zuma Roma resta il servizio, considerato “non adeguato” al livello a cui il locale si pone (anche nel conto) persino da clienti che danno un giudizio “molto buono” su Tripadvisor. Da un anno esatto ha preso le redini del locale il General manager Corrado Lamanuzzi, arrivato direttamente da Londra, ma le cose non risultano migliorate su questo aspetto neppure dalle valutazioni a quattro stelle su Google. Segno che l’esclusività non basta decantarla, bisogna essere in grado di sostenerla.

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