Tribuna Campitelli, un nuovo salotto chic nella ristorazione romana

Tre giovani soci portano nel centro storico di Roma un’esperienza estetica, tra classico e contemporaneo, e una cucina di precisione che racconta la Capitale con piatti iconici riletti con tecnica, equilibrio e riconoscibilità.

Nel Rione Campitelli, dove la storia ha scritto le sue pagine più nobili tra il Campidoglio e il Palatino, Francesco Brandini e Roberto Bonifazi, chef entrambi classe 1992, e Daniele Gizzi, maître e sommelier del 1989, hanno dato vita a Tribuna Campitelli in un palazzo storico del 1585.

Il ristorante si presenta come un salotto contemporaneo dove ogni dettaglio promette coerenza tra ciò che si vede e ciò che si vive, dove il classicismo e la memoria dialogano con l’eleganza con sale intime e privatizzabili. All’ingresso, il bancone–manifesto con l’imponente bottigliera dichiara l’anima della champagneria e il dialogo con la strada; la cantina a vista e la corte riportano invece l’attenzione alla materia prima e alla misura del tempo nell’idea dello studio Square Architects che ha curato il progetto in stretta collaborazione coi titolari.

Aperto a settembre 2025, Tribuna Campitelli nasce come sintesi coerente di tradizione e contemporaneità, con circa 80 coperti tra il dehor sulla piazzetta e l’interno. Tribuna Campitelli coniuga cucina contemporanea, cocktail e distillati e una carta vini importante: 500 referenze, di cui 60 solo di champagne.

La cucina di Tribuna Campitelli nasce dal dialogo tra classico e contemporaneo, la memoria del gusto romano e mediterraneo si intreccia con tecniche attuali, calibrature millimetriche e una cura quasi architettonica delle consistenze. Il risultato è una grammatica di precisione e misura: salse alleggerite, cotture a bassa temperatura, emulsioni “pulite”, impasti e riduzioni pensati per esaltare la materia e restituirla riconoscibile, ma con profondità e comfort contemporanei.

Il benvenuto in tavola racconta la centralità della panificazione in casa: pane integrale ai semi con lievito madre, grissini al Grana e pepe, e “burrolio”, un’emulsione di burro di cacao e olio extravergine che accompagna una gestualità intramontabile con un tocco di originalità.  Inizia così il viaggio che conduce alla scoperta di ogni piatto: lo spaghettone alle vongole condensa il mare in una mantecatura ottenuta con la stessa “crema di pasta”, preparata stracuocendo la pasta in ristretto di acqua di vongole, poi frullata e profumata al limone, con tre tipologie di vongole che conferiscono giochi di consistenza e intensità; la mezza manica “Mancini” alla carbonara affina la memoria storica della tavola romana con un mix di sei pepi, guanciale cotto lentamente al forno e pecorino salato a mano stagionato oltre 20 mesi; il raviolone di San Domenico custodisce un tuorlo fondente, burro nocciola e una spuma di grana che ne amplifica l’ariosità senza tradirne il carattere.  La calamarata di gamberi alterna cotture e temperature (bisque intensa, gamberi saltati e crudi), chiudendo con un velo di lardo e un pesto di erbe e peperoncino per un equilibrio tra sapidità, grassezza e freschezza.

Tra i secondi, l’astice lavora sul doppio registro: corpo cotto a bassa temperatura e ripassato al burro francese con bernese al limone montata al sifone, chele in insalata con quinoa pilaf, anacardi e bisque. La faraona alla cacciatora è alleggerita e “rinfrescata” da una crema di zucchine alla scapece che introduce acidità controllata, mentre il filetto di manzo, cotto sottovuoto e rifinito in padella, riposa su battuto di patate arrosto con salsa al vino rosso e pepe di Sichuan.

In chiusura, i dessert proseguono la stessa linea di nitidezza: il tiramisù monoporzione, con biscotto croccante al caffè, savoiardo fatto in casa e mousse al mascarpone, mette in forma moderna un gusto dichiaratamente classico; mentre il dessert banana, cioccolato, arachidi e caramello salato si presenta come con un dolce scomposto che lavora su stratificazioni, temperature e consistenze: la base di bavarese alle arachidi, sormontata da spugna al cioccolato e cialde di fondente 80%, custodisce il gelato alla banana e le banane sciroppate, con punti di caramello salato che tra dolcezza e sapidità amplificano la profondità del piatto.

Ma Tribuna Campitelli non è solo ristorante. L’aperitivo è l’altra metà del racconto in cui la drink list intreccia i grandi classici eseguiti con rigore – dallo Spritz al Bellini, dal Garibaldi all’Americano e al Margarita – e una sezione Martini che spazia dal Dry al Dirty, dal Vodka Martini all’Espresso Martini, mantenendo uno stile pulito e misurato nella costruzione aromatica.  Chi desidera approfondire trova i percorsi “Martini Experience” e “Negroni Session”, pensati per raccontare diluizione, temperature e rapporto tra spiriti e vermouth/bitter, con una progressione sensoriale coerente col pairing.  Le proposte signature sono raccolte sotto “Campitelli Segreta”, tra cui Il Capizucchi, Santa Maria e Il Fontanone, legano il bicchiere al genius loci romano, costruendo un lessico di sapori riconoscibile e contemporaneo. In accompagnamento, vengono proposte tante sfiziosità della cucina, come la tartina con burro montato e caviale Prunier in un sol boccone, il pinzimonio di verdure baby piuttosto che il fritto di verdure in panatura panko.

Tribuna Campitelli, via della Tribuna di Campitelli 18, Roma. Tel. 0696007084

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