Niente barca e niente ecoscandaglio. Sull’isola di Sal, squali limone, pinna nera, toro possono essere insidiati direttamente dalla costa, tra scogliere vulcaniche e spiagge oceaniche. Un’avventura che può essere organizzata durante tutto l’anno, affidandosi a competenze locali, attrezzature adeguate e a una conoscenza approfondita degli spot di pesca. Nel bagaglio servono solo tanta adrenalina e tanta voglia di avere in canna uno squalo.
Il palloncino si allontana dalla scogliera, sospinto dal vento dell’Atlantico e trascinando l’esca verso il largo. Sotto la postazione di pesca, il fondale precipita a oltre quaranta metri. La canna da surfcasting pesante, dotata di mulinello da 50 libbre, e il terminale d’acciaio rendono subito chiaro l’obiettivo: agganciare uno squalo senza mai lasciare la terraferma.
Siamo sull’isola di Sal, nell’arcipelago di Capo Verde, dove scogliere vulcaniche e lunghe spiagge oceaniche creano condizioni straordinarie per la pesca ai grandi predatori. Ogni tratto di costa ha un proprio carattere e ogni spot richiede un approccio specifico, scelto in base al vento, alle onde, alle correnti e alle maree.
La pesca agli squali da riva non è semplicemente una versione costiera del big game. È una disciplina differente, regolata dai limiti e dalle opportunità della pesca dalla terraferma. Il pescatore non può seguire il pesce con una barca né cambiare liberamente posizione una volta iniziato il combattimento. Ogni decisione deve quindi essere anticipata: la scelta dello spot, la direzione nella quale viene rilasciata l’esca, la potenza dell’attrezzatura e il percorso attraverso il quale lo squalo potrà eventualmente essere condotto vicino alla riva.
Gli squali che si avvicinano alla costa
Nelle acque intorno a Sal si possono incontrare diverse specie di squali. Tra le prede più frequenti ci sono lo squalo limone, il pinna nera, il nutrice, lo squalo bruno e il toro. Sono presenti anche lo squalo grigio e quello delle Galapagos, mentre gli incontri con gli squali martello sono molto più rari.
La particolarità non risiede soltanto nella varietà delle specie, ma anche nella possibilità di insidiarle direttamente dalle scogliere e dalle spiagge. Quando il predatore prende l’esca, il pescatore deve contenerne le fughe, lavorare attentamente sulla frizione e approfittare di ogni momento nel quale lo squalo rallenta.
La forza fisica conta, ma non è sufficiente. Sono indispensabili pazienza, attrezzatura adeguata ed esperienza. Soprattutto, la sicurezza della postazione deve essere valutata prima del lancio: uno spot spettacolare è inutile se non consente al pescatore di combattere il pesce o di gestire le fasi finali senza rischi inutili.
Dalle scogliere con il palloncino
Il rock fishing è la tecnica più spettacolare. Si pratica generalmente durante il giorno, perché rimanere sulle scogliere vulcaniche dopo il tramonto aumenterebbe considerevolmente i pericoli. Le postazioni dominano fondali rocciosi che possono superare i quaranta metri di profondità e permettono di presentare l’esca a una buona distanza dalla parete.
Uno dei sistemi più efficaci è quello del palloncino. Il vento e la corrente trasportano l’esca verso il mare aperto, fino a raggiungere l’area prescelta. Quando lo squalo attacca, il palloncino si libera e il pescatore entra in contatto diretto con il pesce.
L’alternativa è la teleferica. Il piombo viene lanciato o posizionato sul fondale, mentre l’esca scorre lungo la lenza madre fino a raggiungere la zona di pesca. Questo metodo viene utilizzato per insidiare gli squali che si muovono in acque profonde vicino alle scogliere.
I combattimenti possono durare a lungo, soprattutto con esemplari di grandi dimensioni. Alcuni squali possono essere condotti fin sotto la postazione, ma non essere recuperati in sicurezza sulle rocce. In questi casi è necessario rinunciare alla fotografia e tagliare la lenza, anziché tentare pericolose manovre di recupero. La priorità deve restare la sicurezza sia del pescatore sia dell’animale.

Quando lo squalo arriva sulla spiaggia
L’altra grande possibilità è il surf casting pesante. Sulle spiagge di Sal gli squali possono avvicinarsi alla costa, soprattutto intorno al tramonto, quando le condizioni cambiano e aumenta l’attività dei predatori.
Canne, mulinelli e terminali devono essere in grado di resistere a fughe potenti e improvvise. La spiaggia offre una maggiore libertà di movimento rispetto alla scogliera, ma condurre uno squalo fino all’acqua bassa richiede comunque coordinamento. Il pescatore mantiene il contatto con il pesce, mentre le persone che lo assistono si preparano a gestire la fase finale.
Una volta sulla battigia, lo squalo può essere rapidamente misurato e fotografato prima di essere liberato. La velocità di queste operazioni è fondamentale. L’esperienza nella manipolazione dell’animale, una preparazione adeguata e il rispetto dello squalo fanno la differenza tra una cattura memorabile e un’azione inutilmente invasiva.
La possibilità più emozionante è la pesca a vista: individuare lo squalo vicino alla costa, presentare l’esca sulla sua traiettoria e osservare l’attacco. L’incontro con il predatore abbandona il tradizionale scenario del big game e si svolge a pochi metri dalla spiaggia.

Nessuna cattura garantita
Andare a pesca di squali dalla riva non significa avere la certezza di una cattura. Vento, maree, correnti, condizioni del mare, movimenti delle prede e fortuna rimangono tutti fattori decisivi. Una battuta conclusa con un “cappotto” deve sempre essere messa in conto.
È proprio questa incertezza a rendere autentica l’esperienza. Si possono trascorrere ore osservando il palloncino allontanarsi o le canne immobili sulla spiaggia. Poi, improvvisamente, la frizione del mulinello comincia a cedere filo e ciò che sembrava fermo si trasforma in un combattimento nel quale ogni decisione conta.
Una battuta organizzata correttamente richiede attrezzatura pesante, esche adeguate, trasporto verso gli spot e un’assistenza locale esperta. Il programma deve rimanere flessibile, perché il versante migliore dell’isola può cambiare in base alle condizioni meteorologiche e marine. Sapere quando spostarsi — e quando non pescare — è importante quanto saper lanciare.
Sull’isola di Sal si possono praticare anche lo spinning e altre forme di pesca dalla costa, insidiando Jack Trevally, Black Jack, boniti, lampughe, cernie, murene e razze. Queste possibilità, tuttavia, restano complementari: i veri protagonisti di questa avventura sono gli squali.
Battute di pesca agli squali durante tutto l’anno
Gli squali possono essere insidiati dalla costa di Sal durante tutto l’anno, sebbene le condizioni, le specie presenti e gli spot più produttivi possano cambiare da una stagione all’altra. Ogni viaggio deve quindi essere pianificato in base al periodo, all’esperienza dei partecipanti e al tipo di pesca che si desidera affrontare.
Non è una vacanza per chi cerca comodità o risultati garantiti. È un’avventura per pescatori disposti ad aspettare, affrontare il vento e le rocce, alzarsi prima dell’alba o rimanere sulla spiaggia dopo il tramonto. La cattura rappresenta il momento culminante, ma non l’unico: la preparazione, la lettura del mare e l’emozione di sapere che, all’altro capo della lenza, potrebbe esserci uno dei più grandi predatori dell’oceano fanno tutte parte dell’esperienza.
I lettori interessati a organizzare una battuta di pesca agli squali da riva sull’isola di Sal possono contattarmi direttamente. So a chi rivolgermi sul posto e posso fare da referente per organizzare durante tutto l’anno battute personalizzate, verificando disponibilità, costi, attrezzatura, sistemazione e programma delle uscite.
L’appuntamento è su una spiaggia o su una scogliera vulcanica affacciata sull’Atlantico. Davanti, soltanto l’oceano. Sotto la sua superficie, lo squalo che stiamo cercando.
