Nella serie di Guy Ritchie il sigaro è un codice: racconta potere, appartenenza, ricchezza ma anche quella capacità molto british di concedersi il meglio senza ostentare di farlo. Dall’Arturo Fuente OpusX al Principle Martinique fino ai misteriosi sigari amati da Churchill. Per giocare a fare “The Gentlemen” non occorre guardare ai Caraibi: Il Moro, Mastro Tornabuoni e Nostrano del Brenta dimostrano che si può fumare italiano. E anche molto bene.
C’è un momento, nella prima stagione di “The Gentlemen” – action comedy su Netflix – che per un appassionato di fumo lento vale quasi quanto un inseguimento o uno dei dialoghi surreali di Guy Ritchie.
Eddie Horniman ha un sigaro tra le mani. Il fratello Freddy lo guarda e lo riconosce: “The old Opus X, eh? Dad’s favorite”. Non è un sigaro qualunque. È un Fuente OpusX, uno dei nomi di culto del fumo lento mondiale, prodotto da Arturo Fuente nella Repubblica Dominicana. Un sigaro che negli anni Novanta contribuì a sfatare la convinzione che sull’isola non fosse possibile produrre foglie da fascia di livello tale da realizzare un grande puro dominicano.
L’OpusX è diventato così qualcosa di più di un sigaro: un oggetto del desiderio. Produzione limitata, difficile reperibilità, lavorazione manuale e una fumata generalmente potente e complessa, nella quale spezie, pepe, legno, cuoio, caffè e cacao possono rincorrersi e cambiare registro durante la combustione, connotano questo sigaro.
Guy Ritchie non lo mette nelle mani di Eddie per caso. Il sigaro apparteneva al padre ed è quindi un piccolo rito ereditario. Come la tenuta, il titolo di duca e – molto meno felicemente – gli affari che Eddie si ritrova a gestire… che hanno a che fare con ben altro fumo.
Peccato che Sua Grazia commetta subito un delitto che nessun tribunale britannico perseguirà mai: accende il prezioso OpusX con uno Zippo a benzina. Apriti cielo. Tra gli appassionati la scena non è passata inosservata. La benzina dello Zippo può interferire con gli aromi del tabacco e un sigaro del genere meriterebbe ben altro trattamento. Ma perdoniamo Eddie. Ha problemi peggiori.
Se l’OpusX fosse italiano?
È proprio questo il gioco che mi diverte. Non cercare una copia italiana dell’OpusX, perché non esiste e non avrebbe neppure senso che esistesse. Il Fuente è figlio del tabacco e del clima dominicani; la grande tradizione italiana parla invece soprattutto il linguaggio del Kentucky curato a fuoco e quello, completamente diverso, del Nostrano del Brenta. Cerchiamo piuttosto un sigaro italiano capace di occupare lo stesso posto nel rito. E qui un nome viene quasi spontaneo: Il Moro. Se l’OpusX è un oggetto del desiderio internazionale, il Moro è uno degli oggetti del desiderio del fumatore di Sigaro Toscano.
Fatto a mano nella Manifattura di Lucca, prodotto in tiratura limitata, ha dimensioni monumentali: circa 23 centimetri di lunghezza. Fascia Kentucky nordamericana selezionata e ripieno long filler di Kentucky italiano e nordamericano. È il Toscano che non si accende perché si hanno venti minuti da perdere. Si accende perché si è deciso di dedicare del tempo a fumare. Esattamente la filosofia di un grande sigaro da meditazione.
L’alternativa italiana all’OpusX, quindi? Il Moro, se cerchiamo prestigio, esclusività, lavorazione manuale e ritualità. Ma non è l’unica.
Mastro Tornabuoni: il gentleman della Valtiberina
Se invece dell’esclusività cerchiamo nell’OpusX il rapporto quasi ossessivo con il tabacco e il territorio, il gioco ci porta in Valtiberina (tra la Toscana, l’Umbria e l’Emilia-Romagna). Qui entra in scena il Mastro Tornabuoni Long, realizzato dalla Compagnia Toscana Sigari. È un long filler Kentucky della Valtiberina, interamente fatto a mano. Una fumata importante, intensa, nella quale il carattere del Kentucky si manifesta senza complessi d’inferiorità nei confronti dei grandi caraibici.
Affumicato, legno, terra, cuoio, pepe, cacao amaro. Siamo in un universo aromatico differente dall’OpusX, ma la filosofia è sorprendentemente simile: materia prima, territorio, tempo e mani. Quattro parole che nel lusso autentico valgono più di qualsiasi logo.
Il Principle Martinique di Marco Moretti
Nella seconda stagione “The Gentlemen” arriva in Italia e arriva un altro sigaro che merita attenzione. Marco Moretti, interpretato da Sergio Castellitto, fuma un Principle Martinique e lo passa a Eddie. Questa volta non dobbiamo neppure giocare agli investigatori: è Principle Cigars stessa a confermare la presenza del Martinique nella prima puntata della seconda stagione. La filosofia è differente da quella dell’OpusX.
Il Martinique utilizza fascia Connecticut coltivata in Ecuador, sottofascia dominicana e filler dominicani e statunitensi ed è disponibile in formati come Corona, Corona Gorda e Lancero. Eleganza più che brutalità, equilibrio più che esibizione muscolare. E qui trovare l’italiano da contrapporgli diventa ancora più interessante. Non sceglierei un Toscano.
La risposta arriva dal Veneto: Nostrano del Brenta
Per trovare un sigaro italiano che possa dialogare idealmente con il Martinique andrei a Bassano del Grappa, in Veneto. E sceglierei un Nostrano del Brenta. La ragione è soprattutto nel tabacco. Mentre il Kentucky della tradizione toscana viene curato a fuoco, il Nostrano appartiene alla famiglia dei Dark Air Cured. Il risultato è un’identità aromatica completamente differente.
Tra le massime espressioni c’è Il Fondatore, dedicato a Bortolo Nardini, primo presidente del Consorzio Tabacchicoltori Monte Grappa. È fatto interamente a mano dalle sigaraie del territorio bassanese utilizzando tabacchi Nostrano del Brenta stagionati almeno 36 mesi; dopo la rifermentazione segue un ulteriore affinamento.
La fumata può muoversi fra registri erbacei e floreali, frutta secca e suggestioni più delicate rispetto alla forza affumicata del Kentucky. Per chi arriva dai sigari caraibici e vuole fumare italiano senza affrontare immediatamente il carattere di un Toscano importante, potrebbe essere una scoperta.
Principle Martinique contro Nostrano del Brenta, dunque. Non stabilirei un vincitore. Un gentleman assaggia entrambi.
E poi arrivano i sigari di Churchill
Guy Ritchie torna sul sigaro nella settima puntata della prima stagione. Per conto di Stanley Johnston viene consegnata a Eddie una scatola molto particolare. La descrizione è precisa: sette pollici, cepo 50, i preferiti da Churchill. La marca non viene pronunciata e quindi attribuirgliene una sarebbe azzardato. Molto più interessante è l’aneddoto raccontato nella scena.
Sir Winston Churchill avrebbe avuto l’abitudine, durante alcune trattative, di infilare uno spillo nel sigaro. La cenere poteva così formare una colonna eccezionalmente lunga senza cadere, attirando inevitabilmente gli sguardi degli interlocutori. Un piccolo esercizio di psicologia applicata al fumo lento.
Vero, romanzato o semplicemente utilizzato da Ritchie perché troppo bello per non essere raccontato, coglie comunque perfettamente il ruolo che il sigaro ha nella serie. Non è scenografia. È linguaggio.
Churchill? Noi abbiamo il Toscano
Ed è proprio qui che il gioco delle alternative italiane diventa irresistibile. Se voglio replicare la teatralità di una lunga fumata da conversazione, torno al Moro o al Mastro Tornabuoni Long. Ma se voglio trasferire il concetto del grande sigaro internazionale in qualcosa di più immediatamente italiano, c’è anche un prodotto dal nome inequivocabile: Toscano Robusto.
Il riferimento al mondo caraibico è già nel nome. Il Robusto misura circa 130 millimetri, raggiunge i 19 millimetri di pancia ed è fatto a mano. La fascia è Kentucky nordamericano, mentre il ripieno combina Kentucky italiano e nordamericano.
Cuoio, cacao, legno, caffè, tostatura, affumicato e note piccanti costruiscono una fumata importante. Non è un Robusto caraibico travestito da Toscano. Ed è proprio questo il bello. È un Toscano che accetta il confronto mantenendo il proprio accento.
Il sigaro come codice di The Gentlemen
Ci sono poi i sigari che “The Gentlemen” mostra senza concederci il piacere di leggere la fascetta. Henry Collins viene mostrato mentre ne accende uno. Stanley Johnston propone di condividere un sigaro. Bobby Glass compare con bicchiere e sigaro. E alla fine della seconda stagione è Eddie stesso ad accenderne uno. Non sappiamo con sufficiente certezza cosa stiano fumando. Poco importa. Perché a quel punto Guy Ritchie ci ha già spiegato tutto.
In “The Gentlemen” il sigaro segnala l’ingresso in un mondo. È tempo sottratto alla fretta, conversazione, potere, piacere, ritualità. A volte intimidazione. Soprattutto è la capacità di comportarsi come se tenere fra le dita qualcosa di straordinario fosse la cosa più normale del mondo. È esattamente questo il dettaglio che possiamo rubare alla serie. Possibilmente lasciando a Guy Ritchie gangster, sparatorie e cadaveri.
Fumare italiano
La serata perfetta? Un antico casale o una villa di campagna, camino acceso, poltrona di cuoio, niente telefono sul tavolo. Dopo cena Il Moro se abbiamo tempo e voglia di celebrare qualcosa; Mastro Tornabuoni Long se cerchiamo il carattere del Kentucky italiano; Nostrano del Brenta Il Fondatore se preferiamo una fumata più gentile e vogliamo scoprire un’altra grande tradizione nazionale.
Nel bicchiere? Qui possiamo continuare il gioco: un grande distillato italiano, una grappa lungamente invecchiata oppure del Bargnolino emiliano ottenuto dalle prugnole che può giocare da alter ego nostrano dello sloe gin britannico che compare nella serie. Fuori può anche piovere. Anzi, meglio.
Perché forse è questo il lusso che “The Gentlemen” riesce a raccontare meglio: avere qualcosa di buono, avere il tempo per goderselo e non sentire alcun bisogno di correre.
E se Eddie Horniman sceglie un OpusX e Marco Moretti un Principle Martinique, noi possiamo tranquillamente rispondere con un Moro, un Mastro Tornabuoni o un Nostrano del Brenta. Per una volta non serve importare lo stile. Basta fumare italiano.
